2006 - La fortune con l'effe maiuscola - La Lanterna di Diogene

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La Fortune con l'Effe maiuscola


Commedia brillantissima in 3 atti di Eduardo De Filippo

Tradotta in vernacolo martinsicurese da Fabrizio Testasecca

 


 
GenereCOMMEDIA
Stagione2006
AutoreEDUARDO DE FILIPPO
RegiaFABRIZIO TESTASECCA
GIANCARLO MICOZZI
 

PersonaggiInterpreti
Giovanni RuoppoloFABRIZIO TESTASECCA
Donna Cristina (moglie)ENRICA COSTA
Enricuccio (figlio)LUIGI COCCIA
Avv. ManzilloGIANCALO MICOZZI
Notaio BagliuloSILVANO LUPACCHINI
Dott. GervasiPAOLO BELLOCCHI
Don Vincenzo
SANDRO VENTRESCA
Donna AmaliaALESSANDRA ANTONINI
SandrinoCONCETTO DI FRANCESCO
Donna ConcettaRITA COCIVERA
AssuntaDONATELLA FOGLIA
CarmelaVITTORIA GASPARI
Il brigadierePAOLO BELLOCCHI
PetruccioCONCETTO DI FRANCESCO

Dietro le quinte 
Assistente di ScenaMARY DI GIROLAMO
CostumiENRICA COSTA
DONATELLA FOGLIA
ScenografieANTONIO GASPARRINI
DONATELLA FOGLIA
Tecnici luci ed audioALBERTO CLEMENTONI
VINCENZO PAOLETTI

trama

La commedia ritrae le vicende di una famiglia dei quartieri poveri degli anni 40, gli anni della guerra dove la fame, l'arte di arrangiarsi, la furbizia maliziosa fanno da retro-altare ai valori umani della vita.La famiglia composta da Giovanni, la moglie Cristina ed Enricuccio, un giovane di non brillante intelligenza da loro raccolto e cresciuto come un figlio. Vivono una vita stentata, per cui Giovanni, per guadagnarsi centomila lire accetta di legittimare Sandrino, detto il Baroncino, che per sposare una facoltosa ragazza ha bisogno di un padre. Mentre Giovanni è fuori casa viene un notaio per comunicargli che suo fratello in America, morendo gli ha lasciato una grande eredità, a condizione però che non abbia figli; in tal caso l'eredità andrebbe al primogenito. Il notaio notifica tutto ad Enricuccio, che però non può riferire a Giovanni perché è diventato improvvisamente muto assistendo ad un fattaccio: un marito geloso che spara all'amante della moglie. Dopo un altro trauma Enrìcuccio riacquista la parola, ma troppo tardi. Ormai Giovanni ha già legittimato Sandrino, al quale passa l'eredità che naturalmente egli si affretta a reclamare. Giovanni allora ha un'idea grandiosa: si auto denuncia di falso in atto pubblico; finirà in prigione, ma l'eredità sarà sua. Finale commovente, con il gesto inaspettato di Erricuccio, che rinuncia al suo amato fischietto affinché faccia compagnia in galera al patrigno, anzi, al padre.